martedì 8 agosto 2017

Colfiorito, l'antica Plestia e l'area dei terremoti del 1997: l'intreccio fra Geologia e Storia Umana



Proseguendo i post sul Congresso di Camerino, in questo caso descrivo l'area del primo dei tre eventi distruttivi degli ultimi decenni, quella dei terremoti del 1997. Dico "dei" perché, come è successo nel 2016, la sequenza di Colfiorito è piuttosto complessa dato che ci sono stati diversi eventi principali in zone vicine per una crisi che si è prolungata (almeno per quanto riguarda eventi con M>5) per oltre 6 mesi. A Colfiorito sono particolarmente interessanti due aspetti: il terremoto gemello del 1279 e l'intreccio fra la geologia, che ha determinato la formazione di un lago, e la storia umana: l'uomo ha approfittato di questa favorevole situazione, anche se è probabile che sempre un terremoto abbia dato il colpo di grazia alla storia millenaria di una città come Plestia, città non nota "ai più" ma che in epoca imperiale ha avuto una discreta importanza ed è stata poi sede vescovile fino al 1000. Un altro aspetto è stato il pessimo comportamento del patrimonio edilizio, in particolare quello dei tetti in cemento, che avrebbe dovuto far riflettere visto quello che è successo nel 2016. Desidero inoltre ringraziare alcuni lettori che mi hanno consentito di precisare meglio alcune cose.


La prima fase parossistica della crisi sismica in atto da 20 anni nell’Appennino centrale è avvenuta nel 1997 fra Colfiorito e Sellano; è nota anche come “terremoto di Assisi” per i danni ingenti e i morti nella basilica superiore, dovuti alla seconda scossa di quel terribile 26 settembre. Una sequenza che ha avuto una intensità minore di quelle successive ma pur sempre estremamente significativa. La zona colpita in maniera significativa va da Camerino ad Assisi, mentre la zona di massimo danneggiamento, con una intensità dell’VIII MCS si colloca in un’area lunga 40 km, larga 8 in direzione NW – SE tra Gualdo Tadino e Preci.


Come ho fatto notare diverse volte e come si vede dalla carta qui a fianco, nell’Appennino centrale sono attivi due sistemi principali di faglie normali, uno occidentale e uno più orientale, entrambi immergenti verso ovest. L'attività sismica storica dell'area è ben descritta da Tondi e Cello (2003) [1]. Ci sono comunque anche delle faglie “antitetiche” immergenti verso est che si muovono anch’esse durante gli eventi più importanti (a Castelluccio ci sono ottimi esempi di questo e li vedremo nel prossimo post). Fino al 2009 i terremoti storici (quindi, diciamo, dal XIII secolo in poi), hanno interessato sempre il sistema occidentale, mentre nel 2009 e nel 2016 si sono mosse alcune delle faglie che costituiscono il sistema orientale.   

Gli eventi del 1997 hanno colpito la parte più settentrionale del sistema occidentale. Una prima scossa (M 4.8) è avvenuta il 4 settembre.
Le due scosse principali si sono verificate il 26 settembre (la prima M 5.7, la seconda M 6.0), rispettivamente alle 2.33 e alle 11.40 italiane (0.33 e 9.40 GMT). Ricordo le immagini di quella delle 11.40 girate nella basilica di Assisi (da una troupe di umbria TV che se la vide molto brutta nell'occasione), dove persero la vita sotto le macerie 4 persone che stavano verificando i danni della scossa della notte, due frati e due dipendenti della sovrintendenza. In totale si contarono 12 morti, 140 feriti e circa 80.000 persone che hanno dovuto abbandonare le loro case. 
La maggior parte dei danni è da addebitare alla scarsa qualità dal punto di vista sismico delle costruzioni. Un particolare che con il senno di poi avrebbe dovuto dare un serio allarme, è stato il pessimo comportamento degli edifici a cui era stato sostituito il tetto originale con uno in cemento (questa tipologia di edifici è stata particolarmente colpita nel 2016).


I principali eventi del 1997 - 1998, modificata da [2]
Il 12 e il 14 ottobre ci sono state altre due scosse piuttosto forti (M5.7 e M 5.0) in un’area leggermente più a sud, nei dintorni di Sellano. La sequenza durò parecchi mesi, e, almeno per gli eventi maggiori, si può dire conclusa con gli altri due eventi piuttosto forti nella primavera successiva (M 5.6 26 marzo 1988 e M 5.3 3 aprile 1998 nella zona di Gualdo Tadino) [1]; una sismicità diffusa anche oltre lo strumentale ha continuato comunque per parecchio altro tempo.  
Una caratteristica che accomuna la sequenza del 26 settembre 1997 con quelle della fine di ottobre 2016 (in particolare del 26) è che la scossa più violenta è stata la seconda (anche se francamente non chiedetemi se questo voglia dire qualcosa…). La circostanza ha diminuito il numero delle vittime perché dopo l'evento delle 2.33 una buona parte della popolazione era fuori casa.

LA GEOLOGIA DI COLFIORITO. Chissà, forse un giorno la piana di Colfiorito diventerà un largo bacino come quello di Norcia o quello di Gubbio… oggi invece, se lo confrontiamo con tanti altri bacini intermontani appenninici quello di Colfiorito non è un particolarmente grande, tutt’altro, essendo lungo meno di 5 km e largo poco più di 3, anche se è più o meno in comunicazione con altri bacini satelliti.
Si trova ad una quota di circa 750 metri, immediatamente a est dello spartiacque appenninico, per cui il drenaggio delle acque piovane va verso l’Adriatico, specificamente nel bacino del Chienti, fiume che nasce proprio lì. Fossili di mammiferi rinvenuti nei sedimenti del lago suggeriscono che lo sviluppo del bacino è iniziato almeno alla fine del Pleistocene inferiore [2]: traducendo dopo la revisione della nomenclatura cronostratigrafica effettuata nel 2003 diciamo che questi fossili hanno circa 700.000 anni.
L’assetto è complesso: le faglie attive dell’area sono più di una e spesso sono faglie appartenute a regimi tettonici differenti che vengono riprese. Come abbiamo potuto vedere bene nel bacino di Castelluccio un terremoto di una certa importanza produce movimenti non solo sulla faglia principale ma anche su altri segmenti accessori.


Nella sismicità storica dell’area spicca l’evento del 30 aprile 1279 che distrusse il castello di Serravalle, dove il Chienti lascia la piana ed entra nelle montagne ad est del bacino. La distruzione del castello è in parte addebitabile al terremoto e in parte ad una concomitante frana grazie alla quale si formò un lago temporaneo. Il terremoto del 30 aprile dovrebbe essere avvenuto nel primo pomeriggio. La notte successiva un altro sisma colpì la Romagna, mentre solo pochi giorni prima (il 24) ne era stato avvertito uno di una certa importanza in Friuli [3]. Vista la distribuzione degli effetti (intensità massima fra Camerino e Nocera Umbra, passando per Serravalle del Chienti), è probabile che la struttura che o ha generato sia proprio la stessa del 1997 e che l’epicentro si trovi proprio nella stessa area.



La caratteristica più interessante della sismicità di Colfiorito da un punto di vista geomorfologico ed umano è che la faglia principale, responsabile appunto dei sismi del 1279 e del 1997 (ma anche di quelli precedenti) si trova ad est del bacino, la cui area viene ribassata ad ogni evento; quindi durante i terremoti il bacino si abbassa rispetto ai monti che lo limitano proprio ad est. Il problema è che così viene sbarrato il corso del fiume e per questo, terremoto  dopo terremoto, si è formata una barriera che blocca il fiume, promuovendo la formazione di un lago. La vediamo nella immagine qui sotto:





COLFIORITO E PLESTIA: LA GEOLOGIA INFLUENZA LA STORIA. E qui la storia geologica di Colfiorito si intreccia con quella umana. Anzi, di più: ha proprio determinato la presenza di importanti insediamenti umani nella zona fin dall’antichità perché il lago formato dallo sbarramento sul Chienti forniva abbondanti risorse ittiche e lungo le sue rive l’agricoltura poteva svilupparsi senza la paura di restare senz’acqua.
Oltre a vestigia paleolitiche, ci sono abbondanti tracce di frequentazione nell’età del bronzo, come testimonia una necropoli, e poi vi si sono insediati gli umbri. Plestia rimase comunque importante anche in epoca romana e dopo la cristianizzazione rimase diocesi fino alla sua scomparsa.
In queste foto, prese durante il field trip del convegno, si vede la antica chiesa protoromanica di Santa Maria di Pistia. L'abside è stato sostituito dalla struttura in ferro e vetro, ma ignoro quando. Il terremoto del 2006 l’ha severamente danneggiata e si vedono i provvedimenti che sono stati presi per evitarne il crollo.
La chiesa è stata ricostruita al posto di una precedente basilica paleocristiana, che era la cattedrale della città (a sua volta costruita su un edificio pubblico romano, probabilmente un tempio). È possibile che questa basilica sia stata distrutta da un terremoto, ma purtroppo il catalogo sismico italiano fra il IV e l’VIII secolo d.C. è inesistente e da lì al XIII secolo piuttosto deficitario: le evidenze maggiori per la archeosismologia vengono da due tipi di fonti:

  • le cronache locali 
  • l’improvvisa ricostruzione dei centri abitati

A causa sia della crisi profonda della civiltà, dei secoli bui restano poche cronache, le costruzioni in pietra erano scarse, e i ponti meno che mai. Pertanto è difficile trovare accenni umani ad eventi sismici e ci si dovrebbe basare esclusivamente sugli aspetti geologici, ma la loro interpretazione è molto difficile anche costruendo delle trincee lungo i segmenti di faglia. Vedremo poi che è forse possibile inquadrare tracce di almeno un evento sismico significativo nell’area.

In questa immagine si vede che la chiesa è rialzata rispetto ad un piano a livello più basso: il dislivello probabilmente corrisponde alla riva del lago. L’area è letteralmente tappezzata da quelli che apparentemente sono ciottoli, ma in realtà si tratta di migliaia di frammenti di mattoni della città romana.
Insomma, Plestia era quasi un piccolo paradiso in mezzo ai monti e ai tempi dell’Impero Romano e della cristianizzazione era una città piuttosto importante (fu anche sede vescovile).
Le tracce della città scompaiono improvvisamente intorno al 1000, dopo essere stata visitata dall’imperatore Ottone III.



Sicuramente quel paradiso in certe occasioni diventava un po' troppo umido, perché il lago cresceva a dismisura: nel XV secolo i Varano, signori di Camerino e che dominavano la zona, costruirono una conduttura sotterranea che bypassava la barriera formata dalla faglia bordiera, ottenendo una forte diminuzione dell’area lacustre e ricavando ampi spazi per l’agricoltura (in un territorio collinare e montagnoso come quello dominato dai Varano una piana era la manna dal cielo!”).

Questa conduttura, nota come ”Botte dei Varano” è stata danneggiata dal terremoto del 1997, dopo il quale è stato costruito un nuovo canale, senza il quale la piana si sarebbe di nuovo impaludata. Si sarebbe potuto dire “un secondo canale”, ma in realtà questo canale è il “terzo”: infatti la cosa clamorosa che venne fuori durante i lavori è che già i romani ne avevano costruito uno, presumibilmente nel I secolo a.C, andato poi in disuso non è ancora chiaro se per un terremoto o per un cedimento del terreno, probabilmente tra il VI e il VII secolo d.C.


POSSIBILI EVENTI SISMICI IN ETA’ STORICA A COLFIORITO. Oltre all’evento del 1279 appare logico pensare che l’area di Colfiorito sia stata interessata da altri terremoti importanti. Personalmente sono molto possibilista a proposito di un forte evento sismico intorno al 1000. La concomitanza fra la fine di Plestia (che cessò di essere diocesi nel 1006) e la costruzione della nuova chiesa suggerisce una fine violenta della città (o – meglio – di quello che ne restava dopo i secoli bui). Le possibilità sono due: 


  • cause naturali (ovviamente un terremoto) 
  • cause antropiche (una guerra, e secondo alcune fonti fu proprio Ottone III a distruggere il borgo)

Siamo su un campo molto ipotetico, ma se è vero che da quel momento il lago sia aumentato di dimensioni la cosa è sospetta: nel periodo caldo medievale le precipitazioni erano meno continue, pertanto è probabile che siano intervenute cause diverse da quelle climatiche e quale causa più semplice si può trovare per questo di un terremoto lungo la faglia bordiera che ha provocato la distruzione dell’abitato e ha abbassato il piano di Colfiorito? Come ho scritto qui, anche l'impaludamento della Valdichiana nel XI secolo non dipese da cause naturali ma da un intenzionale interveno umano).


C’è anche la leggenda di un terremoto avvenuto durante la prima evangelizzazione, al passaggio di San Pietro; l’aspetto che la rende in qualche modo credibile, senza comunque collocarla necessariamente a un evento storico particolare concomitante è – al solito – un allagamento di ella città successivo al terremoto: anche in questo caso l’innalzamento della soglia di Serravalle rappresenta un ottima motivazione per il fenomeno. Quindi la leggenda potrebbe collocare un evento sismico importante nel I secolo d.C. ma potrebbe anche essere una storia più vecchia riadattata.


Trovo, sempre personalmente, meno sicura la corrispondenza fra l’interruzione del condotto romano e un evento sismico, perché questo avrebbe dovuto avere anche delle conseguenze sulla cattedrale, di cui non c’è notizia (anche se, ripeto, le notizie dell’epoca sono paurosamente scarse ed è ovvio che molte chiese paleocristiane dell’area siano state distrutte da terremoti di cui si è persa ogni traccia).

LA FAGLIAZIONE SUPERFICIALE NEL 1997. Non è ancora chiaro se l’abbassamento del bacino di Colfiorito, almeno nel 1997, sia dovuto al movimento cosismico o sia dovuto ad una semplice compattazione: la Magnitudo di questi eventi infatti è al limite per quanto concerne la possibilità di avere una fagliazione superficiale. Però numerose osservazioni dimostrano che la fagliazione superficiale c’è stata e addirittura vengono segnalati ben 3 segmenti diversi in cui il movimento è avvenuto: la faglia bordiera di Colfiorito, la faglia Cesi – Costa e la faglia Dignano - Forcella. Si tratta di movimenti dell’ordine di qualche centimetro su segmenti di faglia lunghi qualche centinaio di metri raccolti in una fascia lunga circa 8 km. Nell'immagine ne vediamo un esempio 


[1] Tondi e Cello 2003 Spatiotemporal evolution of the Central Apennines fault system (Italy)Journal of Geodynamics 36 (2003) 113–128
[2] Galli e Galadini 2000 Seismotectonic Framework of the 1997-1998 Umbria-Marche Earthquakes Seismological Research letters 70, 417-427
[3] Ficcarelli and Silvestrini (1991) Biochronologic remarks on the Local Fauna of Colle Curti (Colfiorito Basin, Umbrian-Marchean Apennine, Central Italy). Bollettino della Società Paleontologica Italiana 30, 197-200.
[4] Annali di Geofisica (2000) 43, appendix A