lunedì 29 agosto 2016

Dopo il terremoto del Centro Italia: i possibili criteri per le priorità nell'adeguamento sismico degli edifici



Toh, chi si rivede… Giuliani. L’apprendista stregone del Radon è tornato alla ribalta. Peccato che anche stavolta ha detto che aveva previsto tutto… solo dopo che il fatto è avvenuto.
Sempre più patetico. E per fortuna abbastanza ignorato dai media…. Poi ci sono quelli che “il professor Tondi aveva previsto il terremoto”. Non conosco personalmente Emanuele Tondi ma so che è una persona seria e in questo post faccio notare perché, pur non occupandosi di oroscopi, aveva predetto il giusto (anzi, lo ha predetto proprio perchè non si occupa di oroscopi). Al solito i titoloni dei giornali sono fuorvianti. O no, basta intenderci su cosa voglia dire “previsione di un terremoto”. Ne parlerò nella seconda parte del post. Quello che si ricava dal pensiero del prof. Tondi però è come eventualmente selezionare le aree in cui è più urgente la messa in sicurezza degli edifici, almeno di quelli strategici.

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI "PREVISIONE DI UN TERREMOTO". Faccio quindi alcune premesse che chi mi segue sa che ripeto spesso (ma… repetita juvant):

1. non è il terremoto a fare morti e danni, ma lo sono gli edifici mal costruiti e/o mal collocati
2. geologi, geofisici e ingegneri strutturali continuano a ripetere instancabilmente che non ha senso “prevedere un terremoto” (cosa a cui aspira l'italiano medio) e che chi dice di prevederli dice delle immense idiozie; ha invece molto senso “prepararsi all’eventualità di un terremoto”: la tecnologia attuale è in grado di costruire (o, in molti casi, restaurare) edifici che resistono tranquillamente agli scuotimenti ipotizzati per il territorio italiano

Ricordo che “prevedere un terremoto” significherebbe dire grossomodo così: "il giorno tale, all'ora tale, la sorgente sismica (faglia) n. XXXX si muoverà provocando un terremoto di magnituo Y che darà un risentimento come da mappa allegata".
Ma potremmo ridefinire la previsione trasformandola in una “possibile predizione”, eliminando la data e cambiando il modo verbale, facendola diventare questa:
le indagini scientifiche hanno accertato che la sorgente sismica (faglia) n. XXXX ha il potenziale di muoversi, provocando un terremoto che potrà raggiungere il valore di Magnitudo Y. Pubblichiamo quindi la mappa teorica di massimo risentimento allo scopo di dare delle indicazioni per costruzione, ristrutturazione o adeguamento degli edifici nell’area"

IL PROBLEMA DELLA RISPOSTA SISMICA LOCALE. Questo è, comunque, più o meno, quello che dice la cartografia sismica nazionale pubblicata nella OPCM 3519 del 24 aprile 2006, che è un ottima base di partenza anche se non indica in particola le sorgenti sismiche, ma si limita (anche se vediamo la normativa precedente non è poco) ad individuare la pericolosità sismica con una risoluzione a livello comunale.
A questo va aggiunto il concetto di “risposta sismica locale” o “effetto di sito”: durante un terremoto ci sono zone che reagiscono in maniera diversa, in cui lo scuotimento del terreno è maggiore o minore rispetto alle aree adiacenti. Probabilmente abbiamo avuto fenomeni del genere anche la settimana scorsa. 
Mi spiego facendo un paragone con le onde marine, la cui velocità è legata alla profondità: tanto più il mare è profondo, tanto più vanno veloci. Arrivando verso la costa, diminuisce la profondità, e quindi diminuisce anche la velocità dell'onda. Siccome la massa disturbata rimane la stessa, l’onda arrivando verso la costa rallenta, ma è costretta ad aumentare la sua ampiezza (e pure la sua forza). Le onde sismiche si comportano nello stesso modo: se incontrano un mezzo in cui rallentano aumentano la loro ampiezza e quindi sono più distruttive. Viceversa se aumentano la velocità diminuiscono l’ampiezza e quindi il risentimento.
In generale il massimo rischio lo abbiamo in un’area di sedimenti sciolti circondata da rocce rigide.
Definire all’interno di un comune sismico le zone in cui le onde sismiche rallentano o si velocizzano è fondamentale per capire dove è meglio procedere con la salvaguardia degli edifici ma anche dove delocalizzare degli insediamenti.
Per fortuna le Note Tecniche per le Costruzioni - Edizione 2008, sanciscono che per condizioni topografiche complesse è necessario predisporre specifiche analisi di risposta sismica locale. Quindi oltre alla classificazione generale la normativa vigente ha giustamente tenuto conto delle possibili variazioni nel comportamento del terreno.

SU QUALI EDIFICI È PIÙ URGENTE INTERVENIRE? A questo punto sorge un problema: per disponibilità di fondi e condizioni logistiche non è certo possibile pensare di risolvere il tutto in tempi brevissimi (anche se ce ne fosse la volontà). Quindi:
  • come operare nel territorio? 
  • quali priorità ci sono dal punto di vista geografico e della tipologia di edifici?

Sicuramente si deve partire da quelle in “Zona 1”, l’area in cui le scosse possono essere più intense.
Per quanto riguarda la destinazione degli edifici, ci sono 3 categorie più sensibili e che devono prioritariamente stare in piedi:
- ospedali: non solo c’è bisogno di ospedali per soccorrere eventuali feriti, ma si tratta di edifici con alta densità di persone all’interno; nell’immediatezza di una scossa dover anche sfollare gli ospedali dai ricoverati è un processo che richiede molto personale della Protezione civile e ingolfa la macchina dei soccorsi
- scuole: la popolazione giovane è quella che deve prioritariamente essere salvaguarda; inoltre le scuole sono gli edifici più utili per alloggiare i senzatetto
- centri della Protezione Civile: prefettura e altri centri che si occupano dell’emergenza devono essere in grado di funzionare
Aggiungo che ospedali e depositi dei mezzi di soccorso devono essere collocati in un luogo tale da non rischiare che le strade adiacenti siano impraticabili per macerie, ponti pericolanti o frane.

Insomma… le priorità sono queste. E al proposito poco più di un anno fa Piero De Pari, all’epoca membro del Consiglio Nazionale dei Geologi, fece notare che per mettere in sicurezza le scuole italiane occorrerebbero 25 anni di lavori e 50 mld di Euro. Ma ci sono dati importanti riguardanti l’edificato: citando i dati del rapporto CRESME - CNG De Pari ha ricordato che in Italia 2.200 edifici ospedalieri e 27.920 scuole sono in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico e ben il 60% dell’edificato è stato costruito prima delle norme antisismiche del 1974.
Purtroppo le notizie degli ultimi decenni sono tragiche perchè scuole e ospedali se la sono passata male in altre vicende
- quanto agli ospedali, non solo all'Aquila, ma anche in Emilia hanno sofferto parecchio e durante la sequenza del Pollino proprio un ospedale è stato fra i pochi edifici a riportare danni. In questi giorni l’ospedale di Amatrice è stato piuttosto “nominato” ma faccio notare un altro particolare: ad Amandola, al di là dei monti Sibillini, oltre ad una vecchia casa l’unico edificio che ha riportato danni è proprio il locale ospedale.
Per le scuole, oltre alla nota e triste vicenda di San Giuliano, per quella di Amatrice valgono le stesse considerazioni dell’ospedale. Ricordiamo poi la triste vicenda della Casa dello Studente all’Aquila. Inoltre mi risulta che in corrispondenza dei terremoti emiliani un edifico solo ha riportato danni nel milanese: una scuola.
Per la serie “andiamo bene”…

IN QUALI ZONE È MEGLIO INTERVENIRE? Per i problemi logistici e finanziari di cui sopra, all’interno della zona “1” vanno definite delle aree a maggior rischio teorico. Come si può fare?
A questo punto mi viene molto utile parlare di quanto ha effettivamente detto (o, meglio, andava ripetendo da parecchio tempo), il professor Tondi.
Ripeto: non aveva “previsto” il terremoto indicando una data. Ma aveva ipotizzato con una certa logica che nell’Appennino centrale la zona tra Amatrice e Norcia era quella più a rischio. Capiamo il perché con due aspetti:

Aspetto regionale: negli ultimi decenni abbiamo avuto delle sequenze sismiche importanti in tutta la zona a cavallo fra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Le vediamo in questa carta con base il “solito” Iris Earthquake Browser in cui sono indicati gli eventi con M>4.8: da nord a sud Valtiberina (1984), Colfiorito (1997), Valnerina (1979) e Aquilano (2006). Con la stella è indicato l’epicentro della scossa della settimana scorsa. Osserviamo dunque che l'epicentro e l'area interessata dalla sequenza sismica in atto corrispondono, guarda caso, ad un segmento in cui l’attività sismica negli ultimi decenni è stata molto bassa e che è quasi del tutto interessato dalla sequenza attuale.

Aspetto temporale: i terremoti non avvengono casualmente nel tempo, ma si addensano preferenzialmente in tempi “ragionevolmente” ristretti. Per esempio tra 2012 e 2014 l’Appennino fra Emilia e Toscana è stato ripetutamente colpito da fenomeni sismici intensi come non avveniva da quasi un secolo e cioè da quando tutto il settore è stato colpito dai terremoti devastanti fra riminese (1916), alta Valtiberina (1917), Mugello (1919) e parte settentrionale delle Apuane (1929). Anche nell’Appennino centrale e nel settore marchigiano i terremoti “maggiori” hanno il vizio di addensarsi in periodi ristretti. Ma succede dappertutto. Ho accennato alla periodicità delle crisi sismiche in Italia in questo post:
Insomma tra il 2009 e oggi una crisi sismica ha investito l’Appennino centro-settentrionale. Avevo paventato che avvenisse tutto ciò dopo il terremoto aquilano e i fatti purtroppo mi hanno dato ragione.

Entrambi i criteri, quello spaziale e quello temporale dunque, dimostrano che Emanuele Tondi aveva ragione.
Purtroppo Tondi è un geologo… fosse stato un calciatore o un presentatore in declino come la Brigliadori o Red Ronnie avrebbe avuto più visibilità...

Quindi, non potendo intervenire contemporaneamente dappertutto nella zona 1, andranno individuate delle priorità in base alla storia sismica e cioè quelle in cui i dati suggeriscono che l’evento distruttivo possa essere più vicino rispetto ad altre. Giova ricordare che già negli anni ‘80 nel ristretto cerchio delle zone a più alto rischio, assieme a Forlivese, Monti Iblei, Capo d'Orlando e due aree in Calabria c’erano Marsica e aree adiacenti.

Purtroppo questo criterio è, come al solito, probabilistico e quindi non deterministico: se la “previsione” sull’Abruzzo si è rivelata tragicamente esatta, i dati mostravano che nel decennio precedente l’area irpina non era dal punto di vista probabilistico particolarmente a rischio. E invece sappiamo come è andata.
Ma questa attualmente è l’unica possibilità che abbiamo per effettuare una scelta di qualche tipo sulle zone da interessare per prime agli adeguamenti sismici, almeno degli edifici sensibili di cui sopra.

E' NECESSARIA UNA CORREZIONE ALLE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI? Dopodichè noto un problema, di cui si sta dibattendo proprio a causa del crollo della scuola di Amatrice. Il sindaco sostiene che la scuola non è stata "adeguata" alla normativa sismica, bensì semplicemente "migliorata".
Allora, guardando le Norme Tecniche per le Costruzioni, il punto 8.4 recita testualmente:

Si individuano le seguenti categorie di intervento: 

- interventi di adeguamento atti a conseguire i livelli di sicurezza previsti dalle presenti norme

- interventi di miglioramento atti ad aumentare la sicurezza strutturale esistente, pur senza necessariamente raggiungere i livelli richiesti dalle presenti norme
- riparazioni o interventi locali che interessino elementi isolati, e che comunque comportino un miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti. 

Gli interventi di adeguamento e miglioramento devono essere sottoposti a collaudo statico. Per i beni di interesse culturale in zone dichiarate a rischio sismico, ai sensi del comma 4 dell’art. 29 del D. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, è in ogni caso possibile limitarsi ad interventi di miglioramento effettuando la relativa valutazione della sicurezza


Quindi se interpreto giusto, una scuola in zona 1 può essere migliorata anche se non arriva a soddisfare gli standard richiesti dalla normativa sismica.
Ma è possibile? Spero di sbagliarmi....

domenica 28 agosto 2016

Come far "passare" le istanze dei geologi sulla sicurezza e su cosa prevedere a proposito dei terremoti


Il gruppo facebook “Geologi.it” ha ricevuto in questi giorni una nutrita serie di richieste di iscrizioni, ovviamente accettate. Mi piace molto la richiesta di iscrizione in un gruppo che in generale propone cose serie (a parte qualche intemperanza). Mi auguro che i colleghi geologi siano comprensivi per le domande che i nuovi non geologi porranno (talvolta un pò assurde specialmente quando chiedono lumi su emerite idiozie trovate in rete) e quindi che rispondano con educazione e competenza. Dispiace solo che di geologia si parli solo e soltanto in concomitanza di catastrofi naturali.
Ai nuovi iscritti non geologi chiedo alcune cose:
- non limitatevi a parlare di geologia solo durante le emergenze, ma, anzi, se ci date una mano a diffondere la cultura geologica saremmo contenti: soltanto diffondendo una cultura geologica seria potrà nascere un movimento scientificamente corretto che, portando avanti le istanze della geologia, cercherà di far capire che i georischi non potranno essere eliminati, ma quantomeno potranno esserne limitati gli effetti 

- prima di condividere sulle vostre pagine dei post spesso assurdi prima ci chiediate cosa ne pensa la scienza

- da ultimo vediamo se si riuscirà a finirla con questo adagio "passato lo disastro, dimenticato lo geologo"

E adesso passo proprio a parlare di un esempio di cosa NON si dovrebbe scrivere. Mi dispiace perché sembra che, dato la persona di cui parlo, voglia metterla in politica. Ma non è così, e spero che mi capiate e comprenderete. D'altro canto io e questa persona abbiamo iniziato un dialogo e certamente conta molto l'approccio con cui ti avvicini ad un personaggio per contestarlo: un conto è presentarsi educatamente e dire "le cose non stanno così, perchè etc etc", un altro è dargli di capra come ha fatto qualcun altro. Alla fine si dice la stessa cosa, ma in modi profondamente diversi e secondo me deve prevalere il cercare un approccio costruttivo se si vuole che il pensiero dei geologi "passi".

LE INCREDIBILI ACCUSE DI LENTEZZA ALLA PROTEZIONE CIVILE. Purtroppo nelle prime ore dopo il sisma sono già partite le idiozie complottiste (su cui prima o poi parlerò) e sui ritardi della Protezione civile.
Fra questi si è distinto Aldo Giannuli, un intellettuale, uno storico che anche alla trasmissione Omnibus su La7 ha detto questo. Eppure si tratta di una persona intelligente, di grande peso politico e dalla non comune cultura. Quindi leggere certe cose scritte da lui e non da un internauta qualsiasi dispiace e non poco.

Ora, capisco Giannuli e le sue esigenze politiche per le quali deve contestare il governo, impresa “non difficile” di suo con qualsiasi governo e in qualsiasi nazione, e sono d’accordo che se una scuola ristrutturata nel 2012 crolla come un castello di carte qualcosa non funziona, ma mi chiedo innanzitutto se Giannuli sia stato mai da quelle parti.
Sui presunti ritardi faccio notare (e non sono il primo) come i luoghi del terremoto siano difficili da raggiungere: si tratta di strade fra le più paesaggisticamente suggestive del nostro Paese (tutto dire…), ma strette e tortuose, dove è già difficile muoversi velocemente in condizioni normali: da Rieti ad Amatrice ci sono oltre 60 km che senza traffico in condizioni normali richiedono ad un'automobile almeno 60 minuti, come dall'Aquila; mentre da Foligno diventano rispettivamente 110 km e 90 minuti. E questi valori, notate bene, sono centrati per un'automobile in condizioni di traffico normali. 
Qui si parla invece di colonne di mezzi pesanti che, oltre ad organizzare la partenza, dopo il terremoto devono controllare al passaggio la tenuta di ogni piccolo ponticino, e con le carreggiate piena di massi caduti dalle pareti rocciose che vi incombono. Inoltre, arrivati ai paesi, eccoci alle stradine strette e bloccate dalle macerie.
Direi che quanto è successo subito dopo il terremoto sia stato invece un capolavoro di velocità ed efficienza del sistema nazionale di Protezione Civile, di cui andare orgogliosi.

IL POST DI GIANNULI: UN OTTIMO INIZIO. Dopo l'improvvida uscita a Omnibus, Giannuli si è distinto con un suo post in cui alterna cose molto intelligenti ad autentiche bestialità scientifiche.
Dopo un cappello assolutamente condivisibile, e cioè:
Di fronte a catastrofi di questa portata (al momento in cui scrivo i morti sfiorano i 250! E molti sono bambini) riesce difficile dire qualsiasi cosa.Le vite perdute, le sofferenze di chi resta e ha perso tutto: parenti, amici, casa, ambiente sociale, le distruzioni dei beni artistici sono cose che tolgono la voglia di dire ogni parola. Quel che più pesa è il senso di impotenza nell’aiutare chi è rimasto. Certo: donare sangue, sottoscrivere, anche cercare in qualche modo di partecipare ai soccorsi (ma con cautela per non essere più di impiccio che di aiuto), ma è poco, disperatamente poco rispetto all’entità della tragedia.
si pone una domanda intelligente:
Eppure dobbiamo forzarci e fare l’unica cosa possibile: capire perché questo paese resta maledettamente indifeso rispetto a catastrofi naturali inevitabili, ma che possono essere limitate nei loro effetti, mentre questo non avviene. “L’Aquila non ha insegnato niente”: questo il titolo, per una volta condivisibilissimo, dell’Huffington Post. La prevenzione resta totalmente assente.
Insomma, come non concordare? Da quando il mondo delle Scienze della Terra sta insistendo inascoltato su questo?

MA ECCO GLI ERRORI DRAMMATICI DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO. Purtroppo subito dopo il Nostro comincia a “spararla grossa”:
Il terremoto ha preso tutto di sorpresa? Malissimo, vuol dire che la necessaria opera di monitoraggio è stata fatta con i piedi ed in una zona notoriamente sismica. Non esistono terremoti che non hanno avvisaglie e sbucano all’improvviso. Questa volta a colpire è il livello molto alto del centro del sisma, sono a 4 km di profondità e vogliamo spiegazioni su questo. Poi, al solito, la Protezione civile che funziona male ed in ritardo.
Zero in geofisica, direi... Mi chiedo come sia possibile che ancora persone influenti e di una certa cultura possano scrivere cose del genere. 

I monitoraggi non hanno previsto il terremoto... mi chiedo quali siano i monitoraggi che consentono di prevedere l’arrivo di un terremoto. E soprattutto come fa a dire che non esista che un terremoto non dia avvisaglie
Mi piacerebbe sapere dove ha letto queste cose… mi pare strano che io, con 35 anni di geologia alle spalle non ne sappia niente di cose così eclatanti … 
Dopodichè, è vero: siamo davanti ad un sisma estremamente superficiale, ma francamente non capisco il livore sulla richiesta di spiegazioni sulla bassa profondità ipocentrale.

Poi confonde (probabilmente senza rendersene conto perché ha idee confuse sulla questione) monitoraggi e prevenzione, attaccando nuovamente la Protezione Civile in maniera vergognosa:
Di questo deve rispondere in primo piano l’autorità politica centrale e locale. Lasciamo passare i giorni del lutto, ma dopo i conti occorrerà farli. Vogliamo sapere perché il sistema di controllo geologico funziona così male, perché non si è fatto nulla per realizzare misure di prevenzione e consolidamento del patrimonio immobiliare, perché la protezione civile è questo pachiderma così poco funzionale.Ma, per ora, la solidarietà umana con i sopravvissuti ed il lutto per quelli che non ci sono più prevale su tutto. Questi sono i giorni del dolore, dopo verranno quelli dell’ira.
Ripeto ancora una volta di essere d’accordo con la sua richiesta di capire cosa non ha funzionato a proposito della condizione degli edifici, ma è semplicemente intollerabile che una persona seria dotata di una certa cultura nel suo ambito dica certe cose su fantomatici sistemi di controllo geologici e diffami in questo modo la Protezione civile, a cui va tutta la mia solidarietà quando attaccata ingiustamente e in questo modo.

LA MIA PRIMA RISPOSTA. Allora mi sono deciso a scrivergli e questa è la mia prima risposta:
Mi consenta.... sono un geologo, blogger scientifico nonchè collaboratore esterno del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze.
Sulle mie pagine ho spesso dibattuto la questione della prevenzione contro i georischi (terremoti, frane ed alluvioni) e su parecchie delle Sue considerazioni mi ritrovo pienamente.
Ma su una dissento totalmente: quando dice che "Il terremoto ha preso tutto di sorpresa? Malissimo, vuol dire che la necessaria opera di monitoraggio è stata fatta con i piedi ed in una zona notoriamente sismica. Non esistono terremoti che non hanno avvisaglie e sbucano all’improvviso"
E invece è proprio così. NON si prevedono i terremoti.

Allora, premettendo che "prevedere un terremoto" significa dire così: "il giorno tale, all'ora tale, la sorgente sismica (faglia) n. XXXX si muoverà provocando un terremoto di magnituo Y che darà un risentimento come da mappa allegata",  oggi sappiamo (grazie alla Scienza)  DOVE c'è un elevato rischio sismico (e qui parte il concetto di "prevenzione"). Finalmente, con il 2006 abbiamo una carta del rischio potenziale che mi trova piuttosto d'accordo (prima i rischi erano parecchio sottostimati).
Ma se solo conoscesse un pò  la letteratura scientifica in peer review in materia non direbbe una cosa del genere. Non si può sapere ancora (e non so se si riuscirà prima o poi a saperlo) QUANDO avverrà un terremoto.
Apprendisti stregoni come Giuliani (che non è un ricercatore e non lo è mai stato, mi risulta fosse un tecnico di laboratorio) non dovrebbero essere minimamente incoraggiati. E neanche chi dice che siamo in grado di prevedere i terremoti. 

LA RISPOSTA DI GIANNULI E' STATA MOLTO GENTILEGrazie per il gradito intervento di uno specialista della materia. Su un punto dobbiamo capirci: che significa Previsione di un terremoto. Nelle mie scarse conoscenze geologiche so anche io che che si può prevedere approssimativamente il dove ma non il quando, questo è pacifico. Ma solo se si tratta di previsioni non dico di lungo periodo ma neppure breve: che fra tre giorni ci sarà o meno un terremoto non te lo può dire nessuno, Ma nelle ore immediatamente precedenti (diciamo due per capirci), che io sappia, ci sono segnali di attività tellurica che possono essere considerate gravi al punto da dare un allarme, Certo, magari poi il terremoto non si verifica o si verifica dopo tempo o magari in una zona vicina ma non quella prevista, ma insomma potremmo dare un allarme, magari per far passare una notte all’addiaccio la popolazione, ma sempre meglio del rischiare una carneficina, O no?

A QUESTA E' SEGUITA UNA MIA SECONDA RISPOSTABuonasera. Le rispondo. 
Lei ha chiesto se nelle ore immediatamente precedenti (diciamo due per capirci), che io sappia, ci sono segnali di attività tellurica che possono essere considerate gravi al punto da dare un allarme. La mia risposta è lapidaria: Sa male, molto male. Sono leggende metropolitane. Nessuno ha MAI previsto un terremoto in base a fenomeni precursori. Una posizione del genere è estranea alla comunità scientifica mondiale. 
Comunque Le risponderò anche sul mio blog.

ENNESIMA RISPOSTA DI GIANNULISia chiaro io non sono un geologo e non ho mai parlato da tecnico ma da semplice cittadini che chiede ragione di quel che è accaduto. Ricorso soltanto che in occasione del terremoto in Friuli molti (non sono in grado di dire con quale competenza, non ricordo neppure i nomi) sostennero che sarebbe stato possibile dare un allarme nelle due ore precedenti (se ricordo bene) alcuni parlarono di un anomalo surriscaldamento del sottosuolo, altri di un aumento della mobilità con piccole scosse (e, come le scrive un altro intervenuto) ci sarebbero state diVerse scosse prima di quella violentissima. Poi c’è il solito argomento (che personalmente prendo con le pinze) dell’insolito comportamento degli animali che scientificamente credo sia stato poco considerato ma che, empiricamente pare abbia dato qualche risultato nella storia (comunque ci credo poco e non so come si potrebbe osservare questo comportamento animale) (Tozzi su questo aspetto ha risposto molto male in diretta al direttore del Messaggero che riproponeva questa bischerata, NdR). 
Insomma le mie sono osservazioni da profano confessatamente tale ma da cittadino, ripeto, vorrei mi si dessero informazioni più precise. Anche perchè, di fatto, osservo che il copione (Friuli, Irpinia, Umbria, L’Aquila, Emilia, ora Amatrice) è sempre lo stesso 
senza alcuna limitazione del danno nè in termini di patrimonio nè in termini (e questo è più grave) di vite umane. E forse qualcosa si può fare.

ED ECCO IL MIO PASSO SEGUENTEquelle che cita, mi spiace dirlo, sono tutte leggende metropolitane.
Le ripeto: in letteratura scientifica non c’è NIENTE in merito.
 Vede, il problema in italia è che ancora si fa fatica a distinguere fra leggende e Scienza.

Concludo scrivendo che l’unica cosa possibile è la prevenzione…
e quindi che si può modificare la definizione di previsione che ho dato prima, eliminando la data e cambiando il modo verbale, facendola diventare questa: 
le indagini scientifiche hanno accertato che la sorgente sismica (faglia) n. XXXX ha il potenziale di muoversi, provocando un terremoto che potrà raggiungere il valore di Magnitudo Y. Pubblichiamo quindi la mappa teorica di risentimento allo scopo di dare delle indicazioni per costruzione e ristrutturazione degli edifici nell’area"

CONCLUSIONE. È molto triste leggere cose del genere da persone di una certa cultura e di un certo peso politico. Anzi drammatico. Si vede quanto sia bassa a livello nazionale la cultura scientifica in generale e quella su questioni geologiche come i terremoti in particolare.
Ma sono convinto che cercando di divulgare con educazione e rispetto degli interlocutori, i geologi riusciranno a far passare il loro pensiero.
Ad eccezione di complottisti irrecuperabili e "quelli che sanno perchè hanno studiato sulla strada e non nelle università". Con certa gente c'è poco da fare e continueranno ad inquinare la Rete con le loro scemenze.

giovedì 25 agosto 2016

Amare considerazoni su rischio sismico e italiani. Una certificazione geologica degli edifici?


Bene. Anzi male, molto male. Abbiamo avuto un altro terremoto devastante nel nostro Paese. Anche in questo caso si tratta di una scossa di Magnitudo non eccezionale (tra 6 e 6.3 a seconda dei casi). In altre nazioni eventi del genere spesso vengono solo ricordati dai notiziari scientifici. Mentre scrivo il conto dei morti è invece già arrivato alla terribile cifra di 247.
Mi si dirà che in altre nazioni i danni sono in genere minori perché un conto è un M 6.5 a 5 km di profondità, un altro è un M 7 a 30 km di profondità. Ed in effetti il Paese – tipo per questi ragionamenti è il Giappone, dove la maggior parte degli eventi avvengono ad una certa profondità (e, spesso, in mare a qualche distanza della costa: giusto 4 giorni fa ci sono stati due M 6 a largo di Honshu: abbastanza superficiali ma a oltre 100 km dalla costa e sono stati completamente ignorati o quasi). Poi, però, anche il Giappone ospita degli eventi superficiali, nella sua parte meridionale, come quelli dell’aprile scorso e anche in questo caso di morti e di danni ce ne sono stati eccome. Per non parlare del terremoto di Kobe del 1995, M6.9, profondità 16 km, con oltre 4000 vittime e una accelerazione cosismica di picco che è arrivata a 0,8 g. Inoltre anche i sismi californiani sono piuttosto superficiali. Ma questo paragone non regge. Vediamo perchè.

L'ACCELERAZIONE DI PICCO DEL SUOLO COME DISCRIMINANTE PER GLI EFFETTI DI UN TERREMOTO. Parlando del terremoto di Kobe ho introdotto il concetto di accelerazione cosismica del suolo, nota in sigla come PGA (Peak Ground Acceleration): è una discriminante importante per capire "quanto forte" è stato percepito da uomini e manufatti un evento sismico. Sapete che esistono due modi per valutare l’intensità di un terremoto, la Magnitudo e la scala Mercalli. La differenza fondamentale fra le due è che la Magnitudo è una valutazione dell’energia liberata da un terremoto, mentre la scala Mercalli nacque per confrontare fra loro gli eventi sismici, in quanto era, in origine, determinata dai fenomeni che venivano osservati. 
Oggi la scala Mercalli, nella sua accezione moderna (Mercalli – Cancani – Sieberg) indica la forza in un determinato luogo di un terremoto, espressa in PGA: è dunque la misura della massima accelerazione del suolo indotta da un terremoto, ed è espressa in g, dove g è l’accelerazione di gravità.
Nella classificazione sismica italiana, a ciascuna zona viene attribuito un valore massimo teorico a cui può arrivare durante un terremoto la PGA: zona 1 (PGA >0.35g), zona 2 (PGA compresa fra 0,35 e 0.25g), zona 3 (PGA compresa fra 0.15 e 0,05g, zona 4 (PGA < 0.05g). 
L'area colpita ieri è inserita nella zona 1. 
Nella carta qui sopra vediamo la modellizzazione dei dati dell’accelerazione cosismica del terremoto di ieri.

CONFRONTI FRA PGA DI TERREMOTI DIVERSI. A proposito del Giappone e dei suoi pochi terremoti superficiali, vediamo qui sotto a sinistra la mappa dello scuotimento del primo dei terremoti di Kyushu dell’aprile 2016, che è stato giusto di M6: la distribuzione dei valori di accelerazione cosismica è più o meno simile a quello dell’Appennino centrale. In quel caso non è successo niente di eclatante. Dopo questo evento venne però il M7 (a destra): ci sono stati qualche decina di morti, ma l’accelerazione cosismica è arrivata in alcuni punti ben oltre 0,4 g. 

Veniamo poi al terremoto di Christchurch in Nuova Zelanda del 21 febbraio 2011, quando ci sono stati oltre 150 morti per un M 6.3. La carta qui accanto mostra alcuni valori di PGA riportati nell'evento.
Proprio la bassa profondità ipocentrale, in entrambi i casi meno di 5 km è il  minimo comun denominatore fra il sisma della Nuova Zelanda e quello di Amatrice. Ma fra i due eventi vediamo una differenza sostanziale: a Christchurch in alcune zone l’accelerazione cosismica è stata superiore a 0,65 g (e in un caso è stata addirittura 1,85 g), mentre dubito (in attesa di dati definitivi e non di modelli) che nelle zone dell’Italia centrale si sia raggiunto un valore di 0,40 g. 

ll dato dell’accelerazione cosismica è quindi disarmante: si è trattato di una scossa forte (nel senso che è stata avvertita in mezza Italia), ma in un Paese con l’edilizia a posto non sarebbe successo nulla o poco di più. Al limite il sisma potrebbe avere reso inagibili degli edifici, ma tra un edificio che crolla e uno reso inagibile senza crollare la differenza è notevole ai fini del bilancio delle vittime.

POSSIBILI PROBLEMI DI RISPOSTA SISMICA LOCALE? Ora, ammettiamo pure che da qualche parte ci siano stati dei fenomeni di amplificazione delle onde sismiche.
L’amplificazione delle onde sismiche è una questione importante perché governa la risposta sismica locale. Per capire di cosa parlo faccio un paragone con le onde marine, la cui velocità è legata alla profondità: tanto più il mare è profondo, tanto più vano veloci. Quando l’onda arriva verso la costa, diminuendo la profondità, diminuisce anche la velocità dell'onda. Siccome la massa disturbata rimane la stessa, l’onda arrivando verso la costa rallenta, ma è costretta ad aumentare la sua ampiezza (e pure la sua forza). 
Immagine dal sito della rivista "conosco, imparo, prevengo"
http://www.conoscoimparoprevengo.org/index.html
Anche le onde sismiche si comportano nello stesso modo: aumentano e diminuiscono la velocità. E dove la diminuiscono (ad esempio quando da una roccia solida passano ad un sedimento non consolidato) la loro ampiezza viene amplificata e quindi aumenta la accelerazione di picco (PGA).  
Questa situazione è ampiamente teorizzata: si chiama RSL (Risposta Sismica Locale) ed è l’azione sismica quale emerge in superficie a seguito delle modifiche in ampiezza, durata e frequenza di un’onda sismica in un particolare terreno, ed è diversa da terreno a terreno a seconda di cosa lo circonda

Ma non è possibile che ieri sia successo questo dovunque.  E a questo punto sono in attesa di sapere alcune cose. In particolare se siano crollati edifici recenti (o restaurati di recente) e se ci siano delle aree ristrette in cui il danno è stato maggiore o minore rispetto al loro intorno indipendentemente da tipologia ed età delle costruzioni.  

LA PREVENZIONE, QUESTA SCONOSCIUTAQuindi non ci sono scuse: al solito i morti non li ha fatti il terremoto, ma la cattiva edilizia in una zona che storicamente è prona ad eventi del genere, classificata a massimo rischio sismico e dove la tecnologia attuale consente di costruire in maniera da resistere a scuotimenti di questa entità o ad adeguare allo scuotimento massimo ipotizzato la stragrande maggioranza degli edifici con vari accorgimenti.

È l’ennesima dimostrazione dell’irresponsabilità degli italiani nei confronti delle cose geologiche, sia che siano problemi sismici che problemi dettati da frane e alluvioni.

IRRESPONSABILITA' POLITICA MA ANCHE DELL'ITALIANO MEDIO. Questa irresponsabilità è tipica ed esclusiva della classe politica italiana, troppo prona agli interessi dei costruttori?
No. È comune, ed insita, nell’italiano medio. Vediamo due aspetti del problema.

1. Come fa argutamente notare Mario Tozzi se l’italiano medio compra una automobile usata, cerca di capire attentamente quanti proprietari ha avuto e si informa sulla “storia” di questo mezzo (se ha avuto incidenti, se la manutenzione è stata regolare). Ma quando compra una casa non ha la minima idea del fatto che sia in un luogo sicuro dal punto di vista del rischio frana o alluvione, né se è costruita con criteri antisismici. Non gli interessa, in un misto di fatalismo e di “tanto sarà difficile che succeda qualcosa”.

2. la seconda è che costruttori e proprietari si sono sempre opposti alla classificazione sismica, semplicemente perché costruire un edificio sicuro costa di più. Insomma, sia che voglia costruire un insediamento abitativo, commerciale o industriale essere in un comune classificato sismico è un problema perchè costa di più, non perchè è più pericoloso che altrove. E quindi una classificazione sismica è un "ostacolo allo sviluppo" in un Paese in cui si continua  a pensare che l'edilizia sia il motore primo dello sviluppo (ne ho già parlato altrove, per esempio qui)
Ricordo al proposito una lapide in un edificio comunale, apposta in onore di un sindaco che si battè strenuamente per evitare che il proprio comune venisse inserito in zona sismica.
Fu trovata – mi pare intatta – fra le rovine di un palazzo comunale dopo il terremoto dell’Irpinia.

UNA CERTIFICAZIONE GEOLOGICA DEGLI IMMOBILI? Oggi quando un immobile passa di proprietà il venditore deve fornire l’attestazione della sua classe energetica, per capirne i consumi.
Sarebbe bene che ci fosse anche una attestazione dei georischi, e cioè quanto l’edificio (e l’appartamento in questione) presenti dei rischi dal punto di vista dell’assetto del territorio (termine che preferisco a “rischio idrogeologico”)  e se il fabbricato sia idoneo a resistere alla PGA prevista nel comune di appartenenza e alla risposta sismica locale specifica.
Il problema è che sono sicuro che, come quella energetica, questa nuova certificazione verrebbe semplicemente vista come l’ennesimo balzello e l’ennesimo pezzo di carta inutile, quando invece sarebbe una ottima discriminante non solo per capire cosa rischia chi compra un immobile, ma anche per scremare il mercato (specialmente del nuovo).
Se poi qualcuno pretende di delocalizzare un paese, perchè è messo molto male, poi la popolazione si oppone, come  a Cavallerizzo di Cerzeto... che dire?



mercoledì 24 agosto 2016

Il terremoto dell'Italia centrale di stanotte: prime considerazioni


Dobbiamo purtroppo registrare un nuovo, forte terremoto che ha colpito l'italia Centrale, arrecando gravissimi danni e anche provocando alcuni morti. Il quadro, a poche ore dall'evento, è parecchio tragico e non ci sono dubbi: siamo davanti ad una catastrofe. Scrivo queste note preliminari per inquadrare l’evento. Nei prossimi giorni ovviamente mi occuperò di nuovo di questa vicenda, quando la situazione sarà più definita, in particolare per una valutazione dei danni, nella loro gravità ma anche nella loro posizione, in quanto ho la sensazione che ci siano stati dei problemi di amplificazione locale delle onde sismiche. Ma, appunto, con un quadro ancora preliminare, è diffIcile fare qualsiasi valutazione a caldo, se non di carattere generale.

Negli ultimi decenni l’Appennino centrale è stato colpito da diverse sequenze sismiche. Ricordo quelle maggiori e cioè i terremoti della Valnerina del 1979, di Colfiorito nel 1997 e dell’Aquila nel 2009. Per una rassegna sui forti terremoti che hanno colpito il settore a cavallo fra Lazio, Umbria e Marche, questo è un ottimo sito.
Il terremoto di stanotte non giunge quindi “inaspettato”, nel senso che si tratta di un’area nota per aver ospitato negli ultimi secoli diversi eventi piuttosto forti. E come negli altri casi si tratta di un evento scatenato da una faglia normale in direzione appenninica. 

L'APPENNINO CENTRALE. La struttura dell’Appennino Centrale si può riassumere a grandi linee così: la catena ha iniziato a formarsi nel Terziario superiore, durante una fase di intense compressioni dovute alla collisione fra la placca europea e la placca adriatica. La conseguenza è stata un raccorciamento di tutta l’area tra Miocene superiore e Pliocene inferiore, quindi grossolanamente fra 10 e 5 milioni di anni fa.
Il raccorciamento è stato assorbito da una serie di sovrascorrimenti, dei quali uno caratterizza proprio l’area del terremoto di stanotte, il “thrust di Olevano-Antrodoco-Sibillini” [1] e ha coinvolto le grandi sequenze calcaree mesozoiche e terziarie abruzzesi e laziali, che si sono formate lungo il margine continentale della zolla adriatica. Più a est affiorano le sequenze sedimentarie che si sono deposte poco prima e durante la compressione e cioè le grandi serie arenacee come il Flysch piceno del Miocene
Ho personalmente visto il sovrascorrimento delle sequenze carbonatiche sopra il Flysch Piceno proprio qualche decina di km più a NE dell’area colpita dal sisma, nel versante adriatico dei monti sibillini. Per un geologo appassionato della materia è una cosa semplicemente spettacolare: sono poche le aree in Italia in cui si può vedere fisicamente un sovrascorrimento perché in generale la copertura detritica e vegetale non consentono di vedere bene le rocce e le loro deformazioni.

Dopo la fase di compressione è iniziata una fase di senso inverso che continua ancora: nell’area si è venuto a creare un regime distensivo (non stiamo a discuterne il perché, ci porterebbe troppo lontano). Di conseguenza si sono formate una serie di faglie normali, tipicamente lunghe tra 10 e 20 km, allineate lungo la catena, che hanno formato i pendi, spesso molto ripidi, che delimitano una serie di bacini intermontani [2] fra i quali ricordo l’alveo del Fucino e l’altopiano di Castelluccio. 
In questa immagine, tratta da [3], vediamo la classica faglia normale sismogenetica dell'Appennino centrale, posta in direzione parallela all'andamento della catena:

E questa è la morfologia superficiale che la evidenzia: un pendio ripido che delimita il lato di un bacino (in questo caso, da [4] la faglia di Campo Felice - Cerasetto in Abruzzo)


La sismicità attuale è dovuta a questo regime distensivo. Come si vede in questa carta dell’INGV, anche la sequenza sismica odierna è allineata lungo la catena appenninica e il tensore dello sforzo dimostra che l’evento è dovuto al movimento lungo una faglia normale.
Nella carta appena prodotta da INGV si vede proporio come gli epicentri si pongano su una fascia allungata in direzione parallela alla catena.



UNA PRIMA VALUTAZIONE SUI DANNI. Guardando i danni siamo davanti ad un evento “catastrofico”, nonostante che la magnitudo non sia particolarmente elevata (diciamo che, ad esempio, il terremoto dell’irpinia ha sprigionato un’energia almeno 30 volte maggiore).
Ma allora perché così tanti danni?

Per prima cosa osservo che, come al solito, i danni (e i morti) non li fa il terremoto, ma li fanno gli edifici che crollano. Dalle prime notizie il danneggiamento catastrofico degli edifici non è rimasto confinato a singole unità, come invece è successo all’Aquila per la casa dello studente e altri palazzi, in cui sono evidenti l’imperizia (o l’irresponsabilità) di chi ha costruito, oppure come la scuola di San Giuliano di Puglia, in cui abbiamo avuto un esempio particolarmente evidente di amplificazione locale delle onde sismiche.

Qui invece si tratta di paesi interi rasi al suolo. 
Quindi “a caldo” è evidente che il problemi sono più generali e questo dimostra la necessità di una attenta revisione del patrimonio edilizio nazionale a partire da quello più esposto al rischio.

Comunque, se in un abitato la distruzione è a macchia di leopardo, con zone di edifici collassati che si alternano a zone ad edifici rimasti sostanzialmente integri e se gli edifici in questione appartengono a diverse tipologie ed epoche costruttive, è molto probabile la presenza di fenomeni di amplificazione locale delle onde sismiche.
Quindi nella ricostruzione dovrà essere posta una particolare enfasi nella microzonazione sismica, con accurati studi sulla risposta sismica locale.

Un altro fattore che ha contribuito in modo particolare alla distruttività dell’evento è sicuramente la bassa profondità ipocentrale, che i primi dati pongono a meno di 5 km
Un dato molto significativo e di cui andrà tenuto conto, non solo in questo specifico area, ma anche nelle aree limitrofe.

[1] Turtù et al (2013) Understanding progressive arc and strike-slip-related rotations in curve-shaped orogenic belts: The case of the Olevano - Antrodoco - Sibillini thrust (Northern Apennines, Italy). J.Geophys. Res. Solid Earth 118, 459–473,
[2] Galadini e Galli (1999) The Holocene paleoearthquakes on the 1915 Avezzano earthquake faults (central Italy): implications for active tectonics in the central Apennines. Tectonophysics 308, 143–170
[3] Tondi (2000) Geological analysis and seismic hazard in the Central Apennines (Italy). Journal of Geodynamics 29, 517-533
[4] Galadini e Galli (2000) Active Tectonics in the Central Apennines (Italy) – Input Data for Seismic Hazard. Assessment Natural Hazards 22, 225–270

venerdì 22 luglio 2016

I Colli Albani e la "possibile" ripresa della attività vulcanica: un falso problema, almeno per ora (non date retta ai catastrofisti!!)


Che i Colli Albani siano un apparato vulcanico dormiente e non un vulcano spento è una questione scientificamente assodata ma forse fino ad oggi poco nota al grande pubblico. Torno ad occuparmene 6 anni dopo aver scritto un post in materia, perchè in questi giorni è uscito un lavoro che ne parla e ne descrive il possibile futuro. Un lavoro necessario in quanto il rischio vulcanico non va preso sotto gamba (come continua ad essere fatto purtroppo per esempio a Napoli e dintorni per Vesuvio e Campi Flegrei) ed è quindi necessaria una esatta valutazione del rischio potenziale (ricordandosi comunque che è difficile fare delle predizioni sul futuro di un vulcano). In buona sostanza viene confermato che i Colli Albani stanno dando dei sintomi di un possibile risveglio, ma i post catastrofisti apparsi in vari siti su una possibile eruzione che si leggono in rete sono assolutamente fuori luogo, almeno per il presente.

Qualche anno fa scrissi un post sui Colli Albani, facendo notare diverse cose: innanzitutto che la distanza che ci separa dall'ultima eruzione è minore del massimo intervallo fra due fasi di attività, e quindi questo apparato vulcanico è da considerarsi non come un vulcano "spento", ma “dormiente” e, pertanto, potenzialmente capace di tornare in attività.
Inoltre ci sono testimonianze piuttosto importanti di una possibile (anzi, direi di più, probabile) attività ai tempi della Roma repubblicana, con eventi legati però più alle fasi finali di degassazione dell'ultima fase parossisitica che ad attività magmatica (annoto che non tutti sono d'accordo su questo, c'è chi le considera pure leggende. Personalmente tendo ad accreditarle come reali).
Scrissi anche che se da un lato è il criterio temporale a costringere la Scienza a non considerare “spento” il vulcano, dall’altro ci sono evidenti segni che confermano lo status di “apparato dormiente
  • il continuo sollevamento dell'area
  • le periodiche crisi sismiche (con sequenze più tipiche di aree vulcaniche che di aree tettoniche)
  • gli elevati valori di emissione di gas (i cui picchi coincidono con episodi sismici o di sollevamento più intenso)
Un lavoro recentemente uscito ad opera di ricercatori dell’INGV ha fatto il punto della situazione e consente una migliore valutazione del rischio vulcanico a loro dovuto, ricordando che se il rischio Vesuvio / Campi Flegrei riguarda l’area napoletana, sulle pendici dei Colli Albani c’è Roma [1].

Le province magmatiche plio . quaternarie dell'Italia Centrale
VULCANOLOGIA DEI COLLI ALBANI. Iniziamo inquadrando nel tempo e nello spazio l’attività vulcanica nei Colli Albani. Questo apparato fa parte della Provincia Magmatica Romana, la cui attività è iniziata nei monti Sabatini circa 800.000 anni fa e 600.000 anni fa a Bolsena e nei Colli Albani; solo ai Cimini ci sono segni di attività più antica. Nella Provincia Romana sono compresi altri centri minori. Significativamente si deve notare che l’inizio dell’attività nella Provincia Romana ha di poco preceduto la fine di quella della Provincia Toscana, cominciata 14 milioni di anni fa per concludersi con le ultime fasi del Monte Amiata circa 200.000 anni fa.
Questi magmi si sono messi in posto lungo la fascia costiera del Mare Tirreno da quando si è instaurato nell’area un regime tettonico distensivo. Altrettanto significativamente i vulcani della Provincia Magmatica Romana sono separati dai vulcani della Campania dalla linea Ancona - Anzio, che è una delle principali strutture geologiche a livello della geologia mediterranea.

Questa sezione è riferita alla Provincia Campana
ma vale anche per la Provincia Romana 
Si tratta di magmi a carattere ultrapotassico. È un magmatismo piuttosto raro a trovarsi, e deriva da una fusione molto parziale del mantello terrestre, probabilmente innescata dalla subduzione della crosta della zolla adriatica sotto il margine europeo (che come è noto, è stato un pò sbriciolato dall’apertura dei bacini del Mediterraneo occidentale negli ultimi 30 milioni di anni). In questo quadro sarebbero dunque inquadrati in un sistema di arco magmatico. Altri Autori considerano invece questi magmi come un effetto di un rift che si sta aprendo. Delle due ipotesi personalmente preferisco la prima, illustrata nella figura qui a fianco, che è riferita alla provincia campana, am è anche valida per la Provincia romana.
Una cosa interessante è che la maggior parte dei cicli eruttivi nella provincia magmatica laziale sono avvenuti in modo regolare e, soprattutto, mostrano una estrema sincronia fra i vari apparati, i quali però non sono legati dalla stessa evoluzione magmatica nel tempo. Quindi qualsiasi la causa che ha provocato tale sincronia non la possiamo individuare a livello delle camere magmatiche, ma è un qualcosa che agisce in profondità, permettendo in una vasta area la formazione e/o la risalita dei magmi [2].

Le varie fasi di attività e riposo dei Colli Albani, da [3]
LA STORIA DEI COLLI ALBANI. Per le datazioni dei Colli Albani la letteratura scientifica è pressoché unanime: l’attività è iniziata 608.000 anni fa, ed è composta da 11 periodi principali che si verificano con una certa regolarità, all’incirca ogni 45.000 anni, come si vede da questa immagine. I cicli durano qualche migliaio di anni, per cui tra la fine di uno di essi e l’inizio di quello successivo decorrono circa 15.000 anni di "silenzio". L’ultimo ciclo è iniziato circa 36.000 anni fa e quindi, come ho detto all'inizio, l’intervallo fra un ciclo e l’altro è più lungo del tempo trascorso dall’ultima attività; per questo il criterio temporale non consente di definirlo come un vulcano “spento”.
La storia eruttiva del complesso è stata suddivisa in 3 fasi di attività [3]:
  1. Tuscolano-Artemisio: tra 600 e 350 mila anni fa, durante la quale si sono formate diverse caldere
  2. Monte delle Faete: tra 310 e 240 mila anni fa, caratterizzata da attività esplosiva ed effusiva
  3. l’attività recente (degli utlimi 200.000 anni), caratterizzata da attività magmatica diffusa e la formazione di numerosi piccoli crateri dovuti all’interazione fra le acque presenti nel sottosuolo e il magma.
Fondamentalmente l’intensità dell’attività era diminuita nel tempo, ma nelle ultimissime fasi questa tendenza si è invertita.
Le prime due fasi sono responsabili della maggior parte dell’attività, mentre l’ultima ha toccato essenzialmente l’area a SW delle vecchie caldere e si è ulteriormente espansa all’esterno di queste, sempre nell’area a SW.
anche a Bolsena l’attività si è spostata con il tempo verso W

LA GEOLOGIA DELL'AREA. Gli studi precedenti hanno evidenziato diverse cose:
  • la tomografia sismica evidenzia sotto al vulcano tra i 5 e i 10 km di profondità una zona a bassa velocità delle onde sismiche, interpretabile come una camera magmatica ancora calda
  • un sollevamento regionale di circa 45 metri negli ultimi 250.000 anni, probabilmente dovuto ad iniezioni di magma nella crosta
  • in particolare nei Colli Albani c’è stato un sollevamento di circa 50 cm a partire dal 1960, particolarmente evidente durante la crisi sismica del 1990–1991. Il tasso di sollevamento tra il 1993 e il 2000 è stato di ben 2.5 mm/anno [4]
Questo sollevamento è stato interpretato come l’effetto di iniezione di magmi nella camera magmatica sottostante
tutto il settore occidentale delle vecchie caldere è stato interessato da una robusta sismicità, in cui alcune scosse hanno espresso una M superiore a 4 (ed essendo superficiali hanno provocato risentimenti fino al VII grado della scala Mercalli)

LE CONFERME RECENTI. I dati illustrati nel lavoro uscito in questi giorni confermano il quadro precedente, dimostrando inoltre che c’è una stretta correlazione temporale fra i centri eruttivi degli ultimi 200.000 anni e il settore caratterizzato dal massimo sollevamento (un altro indizio importante delle relazioni fra quanto avviene in superficie e quanto avviene in profondità). lo si vede da questa carta, sempre da [1], in cui giallo, arancione e rosso sono le aree a sollevamento crescente.
Vediamo che solo una zona mostra degli abbassamenti, ed è lungo il bordo orientale delle vecchie caldere.
Inoltre tra il 2001 e il 2010 il tasso di sollevamento è rimasto sui valori ottenuti per il decennio precedente.
Viene confermato un intervallo di circa 40.000 anni fra le varie fasi di attività e la datazione a 36.000 anni fa dell’inizio dell’ultimo ciclo.

IL FUTURO. In base a questi calcoli se l’attività dei Colli Albani proseguisse come nel passato, oggi saremmo all’incirca all’inizio della fase di ricarica della camera magmatica che precederebbe la dodicesima fase di attività. La domanda quindi è se ci sono sintomi che possono far pensare ad un risveglio del vulcano.
Bene, visti i fenomeni che ho descritto prima, la risposta è affermativa: è molto difficile correlare il sollevamento a qualcosa di diverso.
Ma c’è di più:
Qualche anno fa fu suggerito che la nuova risalita di magma avrebbe potuto modificare il regime di sforzo tettonico dell’area.
E questo si è puntualmente verificato: diversi indicatori (movimento di faglie, stratigrafie di pozzi e persino dei manufatti, come un acquedotto del II secolo dC) evidenziano che fino ad un recentissimo passato (almeno fino all’età romana) la deformazione nell’area era guidata da un regime trascorrente. Gli eventi sismici attuali invece denotano una deformazione estensionale [5].
Sono tutti segni di un risveglio del vulcano. Soprattutto sono, significativamente, segni indipendenti l’uno dall’altro. Pertanto le possibilità che in futuro avvengano eruzioni nei Colli Albani sono piuttosto alte.

Ma quando succederà?
Catastrofisti, calmatevi!
Come si legge in un ottimo comunicato dell’INGV (a proposito, un sincero “in bocca al lupo” al nuovo presidente, Carlo Doglioni, che finalmente viene dal mondo accademico delle Scienze della Terra) non c’è niente che induca a pensare ad una eruzione in un futuro prossimo, perchè per ottenere la ricarica della camera magmatica fino a valori tali da far raggiungere poi al magma la superficie ci vorrà qualche migliaio di anni.
Ciononostante, una rete di strumenti e di rilevamenti per monitorare la situazione è sicuramente necessaria.
Insomma, per adesso niente rischi se non qualche terremoto di una certa intensità perchè piuttosto superficiale, contro il quale basta avere un discreto livello di costruzioni.
Sarà comunque importante, secondo me, una valutazione del rischio di emissioni di CO2, che possono essere pericolose in quanto il gas è più pesante dell’aria e rimane in superficie, rendendo pericoloso, in caso di sue fuoriuscite, il trovarsi in depressioni di piccole dimensioni.
È successo per esempio tra il 1999 e il 2000, causando la morte di diversi capi di bestiame, mentre nel 2010 fu sgomberata una casa per emissioni di gas sulfurei, in prossimità di Ciampino.
[1] Marra et al. (2016) Assessing the volcanic hazard for Rome: 40Ar/39Ar and In-SAR constraints on the most recent eruptive activity and present-day uplift at Colli Albani Volcanic District Geophys. Res. Lett., 43, doi:10.1002/2016GL069518.

[2] Marra et al. (2004) Recurrence of volcanic activity along the Roman comagmatic province (Tyrrhenian margin of Italy) and its tectonic significance, Tectonics, 23, TC4013, doi:10.1029/2003TC001600.

[3] Freda et al (2006) Eruptive history and petrologic evolution of the Albano multiple maar (Alban Hills, Central Italy) Bull Volcanol 68: 567–591

[4] Salvi et al (2004), Inflation rate of the Colli Albani volcanic complex retrived by the permanent scatters SAR interferometry technique, Geophys. Res. Lett., 31, L12606, doi:10.1029/2004GL020253

[5] Frepoli et al. (2010), Seismicity, seismogenic structures and crustal stress field in the greater area of Rome (Central Italy), J. Geophys. Res., 115, B12303, doi:10.1029/2009JB006322.